Garantire la sicurezza sul lavoro: un modo efficace per aumentare la produttività e prevenire gli infortuni sul lavoro.
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La sicurezza sul lavoro, o più in generale la salute e sicurezza sul lavoro, è un approccio volto a ridurre o eliminare i pericoli, i rischi e gli effetti nocivi nell’ambiente di lavoro. Questo approccio richiede un intervento multidisciplinare da parte di diversi attori e deve essere applicato nel rispetto delle normative vigenti.

Cosa si intende per sicurezza sul lavoro?
La sicurezza può essere definita come “la capacità di un sistema di funzionare con un livello accettabile di controllo dei rischi per le persone, i beni e l’ambiente”. Il termine “sicurezza” comprende una molteplicità di discipline, tutte finalizzate a eliminare o almeno limitare gli effetti dannosi delle attività umane sull’uomo e sul suo ambiente. L’approccio oggettivo alla sicurezza si interessa delle cause (security) e degli effetti (safety).
Da un punto di vista metodologico, la sicurezza è un approccio trasversale che si ritrova nell’ingegneria complessa, nella quale la Legge di Pareto diventa uno strumento chiave. Talvolta si distingue tra sicurezza passiva (strettamente legata al campo della prevenzione) e sicurezza attiva. Queste due nozioni si completano a vicenda, ciascuna rappresentando un fattore di miglioramento della sicurezza: la prevenzione, che mira a ridurre il rischio di accadimento, e la protezione (“sicurezza attiva”) che riduce le conseguenze qualora l’evento dannoso si verifichi.
La security può essere considerata a livello individuale o collettivo, come obiettivo (obiettivo di sicurezza), come diritto (diritto alla sicurezza), come valore (la sicurezza è la prima delle libertà), come stato di ciò che è protetto, come funzione o attività che mira a proteggere un’entità (politica, giuridica, fisica, umana, intellettuale, ecc.) di fronte a rischi e/o minacce (queste due nozioni non essendo riducibili l’una all’altra). La security consiste quindi nel garantire la continuità dell’azienda.
Come applicare l’approccio alla sicurezza?
Prima di tutto, è importante sapere che la sicurezza, e più specificamente la sicurezza sul lavoro, è un obbligo legale. Infatti, la legge n°91-1414 del 31 dicembre 1991, applicabile dal 31 dicembre 1992, obbliga il datore di lavoro a :
- Garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori
- Attuare i principi generali di prevenzione dei rischi professionali
- Effettuare una valutazione dei rischi
Questa legge è stata integrata dal 2001 da una disposizione normativa nel Codice del Lavoro. Infatti, il datore di lavoro deve inoltre trascrivere e aggiornare in un “documento unico” i risultati della valutazione dei rischi professionali individuati in ciascuna unità di lavoro dell’azienda o dello stabilimento, e metterlo a disposizione delle parti interessate interne ed esterne all’azienda. È passibile di sanzioni penali in caso di inadempienza. Questo documento è quindi obbligatorio per tutte le aziende, indipendentemente da dimensioni, organico o attività. Riguarda ogni unità di lavoro e deve essere aggiornato almeno una volta all’anno. Per completare questo documento, deve essere istituito un gruppo di lavoro multidisciplinare per esaminare i vari punti.
Infatti, un cantiere è solitamente un affare di gruppo multidisciplinare, dove l’aggiunta di competenze ben scelte consente di raggiungere il successo. In generale, un gruppo di lavoro è composto da 8 a 10 persone: il coordinatore, formato nel metodo per guidare il gruppo, persone dell’area interessata (capi squadra, tecnici, manutentori, operatori, ecc.), persone dei servizi di supporto (metodi, HR, qualità, logistica, R&S, ecc.). All’interno del gruppo, i livelli gerarchici vengono eliminati e tutti contribuiscono all’obiettivo comune.

Il principio di applicazione
L’approccio alla sicurezza si basa sul principio secondo cui “tutti gli infortuni e le malattie professionali sono prevenibili”.
È una filosofia e un modo di concepire la sicurezza che implica che esiste sempre qualcosa che si può fare per prevenire gli infortuni.
La sicurezza è importante quanto la produzione, i costi e gli altri aspetti aziendali di cui la gerarchia è responsabile. È necessario allenarsi a individuare gli elementi chiave della sicurezza ovunque ci si trovi.
La necessità di valutare i rischi non è solo una questione statistica. L’assenza di un infortunio o di una malattia professionale non significa che non vi sia alcun rischio. La valutazione dei rischi richiede un lavoro anticipatorio da svolgere in azienda per comprendere e analizzare tutto ciò che può rappresentare un rischio per la sicurezza e la salute dei dipendenti.
La valutazione dei rischi è il punto di partenza di un approccio di prevenzione che mira a :
- Aumentare la salute e la sicurezza dei lavoratori.
- Migliorare le condizioni di lavoro all’interno dell’azienda.
Essa contribuisce, a maggior ragione, al miglioramento della performance generale dell’azienda.

Come identificare pericoli, anomalie o rischi?
Gli infortuni non accadono per caso.
Secondo la circolare ministeriale del 18/04/2002, il pericolo è la proprietà intrinseca o la capacità di un’attrezzatura, di una sostanza o di un metodo di lavoro di causare un danno alla salute. Il pericolo è misurabile e non modificabile (ad esempio la tossicità di un prodotto), il danno è fattuale (ad esempio ustioni, morte).
L’obiettivo di questa fase è redigere un inventario di tutti i potenziali pericoli, anomalie o rischi inerenti all’attività dell’azienda.
Prima di procedere con questa identificazione, occorre delimitare l’unità di lavoro. Questa fase è essenziale per effettuare l’analisi dei rischi. Richiede una consultazione tra il responsabile dell’azienda, i dipendenti e i loro eventuali rappresentanti.
Il metodo delle 5W (Chi?, Cosa?, Dove?, Quando?, Come?, Quanto? e Perché?) può essere efficace per coprire tutte le situazioni lavorative. Durante questa fase vengono poste domande, in particolare su :
- L’ambiente di lavoro
- I prodotti e i materiali utilizzati
- Le attrezzature
- I metodi organizzativi
- I processi produttivi
- Il numero di persone potenzialmente esposte (direttamente o indirettamente)
- Il luogo di esposizione
- La durata dell’esposizione
- Le circostanze dell’esposizione
Vengono inoltre identificati subappaltatori e parti esterne. Per tutti i luoghi di lavoro e le strutture associate, si considerano le attività:
- Normali
- Anomale (lavori, manutenzione, trasferimenti)
- Di emergenza (infortuni, incendio)
Questa fase è essenziale poiché costituisce la base per l’analisi e il conseguente piano d’azione. Un photo safari faciliterà l’individuazione e la messa in evidenza di eventuali rischi, pericoli potenziali o anomalie identificate durante questa fase di esame. Per facilitarne la gestione, le anomalie riscontrate vengono annotate direttamente su “schede di anomalia”.
Lo scopo di queste schede non è solo localizzare, identificare e tracciare le anomalie per correggerle rapidamente, ma anche gestire le azioni risultanti in termini di tempi, settore interessato, follow-up, ecc.
Le schede di anomalia vengono registrate e alimentano un indicatore sul miglioramento dell’efficienza e sulla riduzione dei pericoli e/o dei rischi. Questo indicatore fornisce il numero di anomalie rilevate e risolte.
Analisi dei rischi
Una volta identificati i rischi, è necessario analizzarli. L’analisi dei rischi consiste nel valutare il livello di esposizione dei dipendenti ai pericoli precedentemente individuati comprendendo il lavoro delle persone (incidenti, emergenze e malfunzionamenti da gestire) e quindi misurando il potenziale di incidenti e le loro conseguenze.
Cosa verrà valutato?
- La probabilità di accadimento dell’infortunio o della malattia (frequenza di esposizione, durata, numero di persone coinvolte, storico degli infortuni).
- Gravità: si tratta di determinare se l’esposizione ai rischi comporta conseguenze lievi o gravi (cure, lesioni e conseguenze).
- Rilevabilità: il rischio è chiaramente identificato o identificabile? Sono presenti misure di salvaguardia evidenti? Esistono procedure che specificano cosa fare?
Questa classificazione è soggettiva. Non esiste una metodologia definita. Spetta al datore di lavoro determinare la propria scala di classificazione, che idealmente dovrebbe essere il risultato di un consenso all’interno del team coinvolto nel processo.
Gestione dei rischi
L’obiettivo della gestione dei rischi e del piano d’azione è attuare una strategia per adottare misure preventive adeguate sulla base dei risultati della valutazione.

Non si tratta di affrontare tutti i rischi contemporaneamente, ma di iniziare intervenendo in via prioritaria sui rischi più elevati e pianificando le azioni da implementare.
Si deve agire nelle tre seguenti direzioni (organizzazione, mezzi tecnici, mezzi umani).
Non esistono regole precise per la presentazione di questo piano d’azione. Il sistema delle schede di “proposta di miglioramento” sarà più visivo. La scheda di proposta di miglioramento funge da supporto per le idee proposte durante l’analisi dei rischi. L’implementazione è semplice, rapida e visiva. Il suo sistema di fogli autoricalcanti consente una grande flessibilità di utilizzo.
Follow-up
Qualunque sia l’azione prevista, deve essere nominata una persona responsabile del follow-up. Questa fase consiste nell’attuare e monitorare le azioni proposte nel piano d’azione e nel fare il punto periodicamente.
“Vedere insieme, sapere insieme, agire insieme”.
Questo follow-up deve essere visibile a tutti e tutti devono essere coinvolti. In concreto, occorre predisporre un’esposizione semplice, efficace, facile da usare e d’impatto, raggruppando le informazioni pertinenti in uno spazio dedicato a tale scopo. Esistono due modalità per concepire il monitoraggio delle proposte:
- Monitoraggio per fasi (emessa, analizzata, accettata, completata)
- Monitoraggio secondo il metodo di risoluzione dei problemi PDCA
Il monitoraggio delle proposte di miglioramento deve essere sistematico: una riunione settimanale del gruppo di lavoro è essenziale per dare slancio al sistema. La valutazione delle azioni consente di :
- Convalidare le azioni e i metodi implementati
- Correggere le azioni i cui contributi tecnici e organizzativi possono generare altri rischi
- Rivalutare regolarmente i rischi (almeno una volta all’anno) e quindi aggiornare il documento unico.
- Rivalutare i rischi quando vengono apportate modifiche importanti che hanno un impatto sulla sicurezza.
- Rivalutare i rischi quando vengono emanate nuove direttive o informazioni che possono avere un impatto sulla salute e sicurezza dei dipendenti.
Ogni mese, il responsabile del settore interessato annota nel proprio cruscotto quante proposte di miglioramento sono state registrate e quante sono state risolte. È necessario disporre di strumenti di controllo (cruscotti, indicatori) per misurare l’efficacia delle misure adottate.
Indicatori di sicurezza
La sicurezza sul lavoro è uno dei principali ambiti di progresso per la direzione nel contesto della prevenzione dei rischi professionali. È su base quotidiana e sul campo, in ogni azienda, che si costruiscono le condizioni di lavoro e i comportamenti. Questa visione deve essere condivisa da tutti, affinché ciascuno contribuisca (al proprio livello) al raggiungimento degli obiettivi. A intervalli regolari e prestabiliti, i progressi vengono monitorati tramite indicatori definiti contemporaneamente agli obiettivi, valutati ed eventuali scostamenti corretti. Per identificare visivamente i rischi su un reparto produttivo, si utilizza generalmente il Visual Management.
Di seguito troverete un esempio di applicazione degli indicatori di sicurezza per implementare o completare una gestione della sicurezza efficiente nella vostra azienda!


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